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Il Made in Italy ovvero una specie in via d'estinzione

Inesorabile è lo scorrere del tempo ed è sano e stimolante accogliere i cambiamenti, tuttavia rimaniamo perplessi e basiti di fronte all'azzeramento della memoria che la direzione del mercato globale oggi ci impone. L'artigianato è diventato un bene di lusso, i grandi marchi dell'industria italiana sono venduti ai migliori offerenti in barba al concetto di Made in Italy che per qualche escamotage legislativo continuano a detenere. Ecco perchè il vintage italiano è destinato a diventare l’ultimo vero testimone della creatività italiana resto fossile di una specie in via d'estinzione.

 

Alcuni esempi.

 

L'azienda fondata nel 1957 da Valentino Garavani viene venduta nel 2012 a Mayhoola for Investments del Qatar; Gianni Versace fonda la sua azienda nel 1978 che nel 2018 viene interamente acquisita dal gruppo di Michael Korks; Fendi viene fondata nel 1925 e nel 1999 si unisce a Prada e LMVH da cui successivamente rilevata.

 

Grandi marchi come Giorgio Armani, MaxMara, Moschino e Missoni rimangono di proprietà italiana sebbene resti ambigua la reale ubicazione della produzione: se da una parte la delocalizzazione degli stabilimenti ha sempre strizzato l’occhio alle economie emergenti, è vero anche che la grande immigrazione di massa in Italia ha comportato conseguenze inimmaginabili.

 

Si stima che l’80% del distretto tessile di Prato in Toscana sia a conduzione cinese e che queste aziende non ricoprano più il ruolo di semplici terziste, ma si occupino di tutte le fasi del lavoro, dalla produzione alla distribuzione.

 

Altra storia è quella dei marchi che nel tempo si sono fusi a colossi stranieri creando delle corporazioni che provocano il mal di testa se si cerca di risalire al bandolo della matassa: Fiat nasce nel 1899 a Torino e nel 2014 inizia un processo di fusione con Chrysler che porta a cambiare il nome in FCA e a reti di business globale troppo complicate da riassumere in poche righe: comunque sia tra Olanda e USA diventano globali marchi storici come appunto Fiat, Lancia, Alfa Romeo e Maserati distribuendo la produzione in tutto il mondo.

 

La Olivetti viene fondata nel 1908 a Ivrea e deve molto del suo successo a collaborazioni con gli USA negli anni 80: già nel 1998 ha venduto alla Wang Global per poi finire negli anni 2000 nel grande calderone di Telecom Italia che a sua volta è nella lista delle “aziende zombie” assieme a Eni, Enel, Iren, Ferrovie dello Stato, Autostrade ecc. i cui bond sono stati acquisiti dalla BCE, come dettagliato nel report di Bank of America Merrill Lynch del 2017.

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